Carcere di Roma, 30 novembre 1926

“Mia carissima Julca,

ricordi una delle tue ultime lettere? (Era almeno l’ultima lettera che io ho ricevuto e letto).

Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di veder insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu ricordi fortemente questo, che tu ci pensi fortemente ogni volta che pensi a me e mi associ ai bambini. Io sono sicuro che tu sarai forte e coraggiosa, come sei sempre stata. Dovrai esserlo ancora di più che nel passato, perché i bambini crescano bene e siano in tutto degni di te. Ho pensato molto in questi giorni.

Ho cercato di immaginare come si svolgerà tutta la vostra vita avvenire, perché rimarrò certamente a lungo senza vostre notizie; e ho ripensato al passato, traendone ragione di forza e di fiducia infinita.

Io sono e sarò forte; ti voglio tanto bene e voglio arrivare a vedere i nostri piccoli bambini.

Carissima mia, non vorrei in alcun modo turbarti, sono un po’ stanco, perché dormo pochissimo e non riesco perciò a scrivere tutto ciò che vorrei e come vorrei. Voglio farti sentire forte forte tutto il mio amore e la mia fiducia. Abbraccia tutti di casa tua; ti stringo con la più grande tenerezza insieme ai bambini.

Antonio”

Questa postata sopra è la prima delle “Lettere dal carcere” scritta da Gramsci.

Gramsci era nato ad Ales (Cagliari) il 22 gennaio 1891, quarto di sette figli.

Le Lettere (edite da Einaudi) sono per lo più indirizzate alla moglie Giulia Schucht, violinista russa, alla cognata Tatiana, ai figli, Delio e Giuliano, all’amico Piero Sraffa, professore di economia a Cambridge.

Julia Schucht

Saltando pagine intere di storia,  passo al 5 novembre 1926, giorno in cui Mussolini sciolse i partiti di opposizione e soppresse la libertà di stampa.

L’8 novembre, in violazione dell’immunità parlamentare, Gramsci venne arrestato e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Seguì un periodo di confino a Ustica.

Il processo iniziò a Roma il 28 maggio 1928.

Mussolini aveva “FASCISTIZZATO” anche la magistratura: aveva istituito il Tribunale Speciale Fascista.

Presidente era un generale, i giurati erano cinque consoli della milizia fascista, l’avvocato d’accusa e il relatore, tutti in divisa.

Gramsci era accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all’odio di classe.

Il pubblico ministero Isgrò concluse la sua requisitoria con una frase rimasta famosa:

“Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare”

E infatti il 4 giugno Gramsci fu condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione.

8 commenti

  1. Storia patria, storia dimenticata.

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    1. Lara Ferri ha detto:

      Anche secondo me. Grazie mille!

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  2. Buon giorno.
    Tutto si scorda

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    1. Lara Ferri ha detto:

      E’ vero. Buongiorno Allegro!

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  3. Stef555 ha detto:

    A 13 anni ebbi per mano le lettere di Gramsci vivendo in un paese dove per il 70 per cento negli anni settanta si votava PCI come penso anche dalle tue parti. Mi ricordo la mitezza e i suoi occhialini. Ora vedo la bellezza direi mediterranea della moglie che avendo l’aggettivo russa, ora crea qualcosa dentro di noi. Anche questo è il prezzo della guerra.

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    1. Lara Ferri ha detto:

      A prescindere dal PCI, come persona, Gramsci, secondo me, è quasi dimenticato, ormai. La moglie russa, poi, era molto bella.
      Grazie Stefano per il tuo bel commento.

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  4. mic ha detto:

    👌👌👌✒🌹 Ti auguro una bella giornata, cara Lara🌞🌹😘

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    1. Lara Ferri ha detto:

      Grazie Mic, altrettanto a te!

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