Prima e dopo

Durante tutti gli anni che trascorse in America, Hannah Arendt parlò solo rare volte della sua infanzia.

Molto prima che l’ultimo dei suoi parenti lasciasse la casa di famiglia, a Konigsberg nella Prussia orientale, e che la città venisse prima distrutta e poi ricostruita come Kaliningrad, Unione Sovietica, la Arendt aveva già a più riprese scandito la sua vita in “prima” e “dopo”.

Ogni volta che lo faceva, il “prima”, l’infanzia, diveniva sempre più una faccenda privata, un segreto.

A diciott’anni, studentessa di teologia all’Università di Marburg, prese l’abitudine di operare questa cesura temporale, traducendola nel linguaggio poetico del suo maestro, Martin Heidegger:

“non più” e “non ancora”

4 commenti

    1. Lara Ferri ha detto:

      Buongiorno anche a te, Allegro!

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  1. romolo giacani ha detto:

    La banalità del male. Un capolavoro!

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    1. Lara Ferri ha detto:

      Sì, è vero. Grazie Romolo.

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