Le lacrime di Nietzsche

Lou Salomè

A chi è appassionato di psicanalisi, storia della psicoanalisi, ecc.. ecco questo libro, la cui recensione è stata scritta da Elisa Boncini su Vertici on line.

Breurer è in attesa di una donna, Lou Salomè, e si interroga su chi sia e su che cosa desideri da lui.
“Dottor Breuer, devo vedervi per una questione di grande urgenza. Il futuro della filosofia tedesca è a repentaglio. Vi prego di volervi incontrare con me domani mattina alle nove al Caffè Sorrento. Lou Salomè”.
E’ immerso nei suoi pensieri quando all’improvviso scorge una donna che con passo sicuro che gli si avvicina . Una donna di una bellezza inusuale, decisa ed elegante. Senza esitazione Lou Salomè inizia a spiegargli perché ha richiesto l’incontro: il filosofo e suo personale amico Friedrich Nietzsche si trova in uno stato di profonda disperazione con sintomi fisici gravi quali tormentose emicranie, continui accessi di nausea, cecità, disturbi gastrici e capogiri. Non riesce a dormire e per questo assume dosi pericolose di morfina. La donna ha paura che l’amico possa arrivare a suicidarsi. Nessun medico è stato in grado di capire la sua malattia né di alleviare i suoi sintomi, così lei si è rivolta a Breuer medico personale di grandi scienziati, artisti e filosofi nonché diagnosta geniale.

Breuer ritiene di non poter essere di aiuto al filosofo dato che per la disperazione non vi è medicina come non vi è un medico per l’anima. E’ vero che con la sua paziente Bertha Pappenheim, alias Anna O., la tecnica sperimentale da lui denominata “cura basata sul parlare aveva funzionato almeno in parte e la paziente aveva avuto dei giovamenti ma Breuer nutre dei dubbi che possa funzionare con questo paziente, data la natura ideale dei suoi sintomi.

La cura da lui provata con Anna O. la quale presentava tutti i sintomi tipici dell’isteria (disturbi sensori e motori, contrazioni muscolari, sordità, allucinazioni, amnesia, afonia, fobie) si era basata inizialmente sull’eliminazione dei sintomi per mezzo della suggestione ipnotica e in seguito unicamente permettendo alla donna di raccontare nei particolari ogni evento della giornata che l’avesse turbata.

“Spazzare il camino”.
Nel momento in cui Bertha riusciva a risalire all’origine di un sintomo raccontando al medico tutto, comprese le emozioni da lei provate, quel sintomo sembrava scomparire.
Purtroppo Breuer non aveva più in cura quella giovane donna e, a causa della gelosia di sua moglie Mathilde, era stato costretto a trasferirla al sanatorio di Binswanger a Kreuzlingen.

Settimane più tardi Breuer riceve una nuova visita di Fräulein Salomè.
La donna racconta al medico come ha conosciuto Nietzsche e quali fossero i loro rapporti. Aveva fatto la sua conoscenza otto mesi prima tramite Paul Rée, anch’egli filosofo amico di Nietzsche.
Da allora aveva avuto inizio tra loro un ménage à trois casto, intellettuale, basato su lunghe discussioni filosofiche. La loro trinità era andata però sgretolandosi a causa delle influenze negative della madre e della sorella di Nietzsche che non vedevano di buon occhio la situazione e dell’interesse amoroso e fisico che Paul Rée aveva sviluppato nei confronti di Lou e che aveva portato i due uomini a frequenti litigi.
La donna si era trovata costretta a porre fine al loro rapporto connotato da troppo dolore e da troppe intrusioni.

Breuer ascolta il racconto interessato e dubbioso al tempo stesso. Accetta di incontrare Nietzsche con la clausola di non fare menzione di Fräulein Salomè né del fatto che la donna gli avesse lasciato i libri non ancora pubblicati di Nietzsche. Due settimane più tardi Breuer riceve Nietzsche nel suo studio e lo invita a raccontare con precisione i suoi sintomi e a descrivere i suoi dolorosi attacchi di emicrania.
Poi procede con l’anamnesi e con l’esame fisico.

Nonostante l’abbondanza di sintomi riportati dal paziente tuttavia non trova alcuna anomalia fisica.

Alla parola ‘disperazione’ azzardata da Breuer nel tentativo di andare oltre il filosofo tende a bloccarsi e a cambiare discorso, al tentativo del medico di ricollegare i sintomi fisici a difficoltà psicologiche e sociali Nietzsche ribadisce che la malattia c’era già prima che lui provasse ad avvicinarsi agli altri per esserne tradito. Nietzsche quindi non aveva alcuna intenzione di discutere e neanche di ammettere l’esistenza nel proprio intimo di uno stato di disperazione.

“Stava fingendo oppure non avvertiva la disperazione perché aveva già deciso per il suicidio?” Inizia così la cura di Friedrich Nietzsche basata prima sui farmaci per ridurre i sintomi fisici e poi sul parlare.

Continua domani

7 commenti

    1. Lara Ferri ha detto:

      Buongiorno Allegro!

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  1. low profile ha detto:

    A domani…molto interessante!

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    1. Lara Ferri ha detto:

      Grazie mille! A domani.

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    1. Lara Ferri ha detto:

      Lo è, almeno per me.
      Ciao Luisa!

      Piace a 1 persona

      1. luisa zambrotta ha detto:

        Grazie e buon pomeriggio 🙏💙🙏

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