Nella piazza di San Petronio

Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna,

e il colle sopra bianco di neve ride.

È l’ora soave che il sol morituro saluta

le torri e ‘l tempio, divo Petronio, tuo;

le torri i cui merli tant’ala di secolo lambe,

e del solenne tempio la solitaria cima.

Il cielo in freddo fulgore adamàntino brilla;

e l’aër come velo d’argento giace

su ‘l foro, lieve sfumando a torno le moli

che levò cupe il braccio clipeato de gli avi.

Su gli alti fastigi s’indugia il sole guardando

con un sorriso languido di vïola,

che ne la bigia pietra nel fosco vermiglio mattone

par che risvegli l’anima de i secoli,

e un desio mesto pe ‘l rigido aëre sveglia

di rossi maggi, di calde aulenti sere,

quando le donne gentili danzavano in piazza

e co’ i re vinti i consoli tornavano.

Tale la musa ride fuggente al verso in cui trema

un desiderio vano de la bellezza antica.

Giosuè Carducci – Odi barbare (1877)

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