La danza delle gru

Sul collo del vaso Francois di Firenze, splendore della pittura vascolare antica, è dipinta la scena di un gruppo di giovani, maschi e femmine, che danzano presso una nave: sono i ragazzi ateniesi scampati al Minotauro che festeggiano la liberazione dalla morte nel labirinto cretese.

Nella pittura si vede anche Teseo, l’eroe vincitore del mostro, che suona la lira mentre i fanciulli danzano un dietro l’altro.

Gli abitanti di Delo, racconta Plutarco, ripetevano ancora quella danza e la chiamavano géranos, la “danza delle gru”, perché l’andirivieni dei giovani che, tenendosi per mano, imitavano il cammino compiuto per entrare e uscire dal labirinto, somigliava ai saltelli sinuosi e al volo di gruppo di questi uccelli migratori.

Il labirinto, narra il mito greco, era stato voluto dal re dell’isola, Minosse, che vi aveva rinchiuso il frutto mostruoso dell’insana passione della regina Pasifae, sua sposa, per un toro selvaggio; da quella unione era nato Asterio che aveva il muso di toro e il corpo umano e che venne per questo chiamato Minotauro.

A quel tempo Minosse era signore del mare e aveva imposto agli Ateniesi un tremendo tributo: sette ragazzi e altrettante fanciulle da mandare periodicamente in pasto al solitario abitatore del labirinto.

Al terzo invio, con i giovani, giunse a Creta anche l’eroe Teseo, del quale si innamorò Arianna, figlia di Minosse; la principessa offrì il suo aiuto a Teseo che, in cambio, le promise di condurla sposa ad Atene.

Arianna, consigliata da Dedalo, dette a Teseo un gomitolo di filo, perché questi, attaccandone una estremità alla porta di ingresso e svolgendo la matassa lungo il cammino, potesse poi tornare sui suoi passi riavvolgendo il filo verso l’uscita.

Teseo sul Minotauro di Antonio Canova

Così fece Teseo che, dopo aver trovato e ucciso il Minotauro, poté uscire dal labirinto, fuggire da Creta e tornare vittorioso ad Atene. Sulla via del ritorno, Teseo e i suoi compagni intrecciarono una danza – che ripeteva nelle cadenze il percorso seguito nel labirinto: quello appunto raffigurata sul vaso Francois e ritualmente ripetuta in varie feste.

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