Vaghe stelle dell’Orsa

 Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea

tornare ancor per uso a contemplarvi

sul paterno giardino scintillanti,

e ragionar con voi dalle finestre

di questo albergo ove abitai fanciullo,

e delle gioie mie vidi la fine.

Quante immagini un tempo, e quante fole

creommi nel pensier l’aspetto vostro

e delle luci a voi compagne! allora

che, tacito, seduto in verde zolla,

delle sere io solea passar gran parte

mirando il cielo, ed ascoltando il canto

della rana rimota alla campagna!

E la lucciola errava appo le siepi

e in su l’aiuole, susurrando al vento

i viali odorati, ed i cipressi

lá nella selva; e sotto al patrio tetto

sonavan voci alterne, e le tranquille

opre de’ servi. E che pensieri immensi,

che dolci sogni mi spirò la vista

di quel lontano mar, quei monti azzurri,

che di qua scopro, e che varcare un giorno

io mi pensava, arcani mondi, arcana

felicità fingendo al viver mio!


Giacomo Leopardi Le ricordanze

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