Luglio 1950

L’estate prima di entrare allo Smith College, Sylvia Plath lavorò in un’azienda agricola del Massachusetts, Lookout Farm.

Questo brano è preso dai “Diari” di Sylvia Plath – Adelphi Edizioni

“Luglio 1950. Forse non sarò mai felice, ma stasera sono contenta. Mi basta la casa vuota, un caldo vago senso di stanchezza fisica per aver lavorato tutto il giorno al sole a piantare fragole rampicanti, un bicchiere di latte freddo zuccherato, una ciotola di mirtilli affogati nella panna.

Ora capisco come la gente possa vivere senza leggere, senza studiare. Quando uno è così stanco, alla fine della giornata ha bisogno di dormire e il mattino dopo, all’alba lo aspettano altre fragole da piantare e così si va avanti a vivere, vicino alla terra. In momenti come questi sarei una stupida a chiedere di più …”

Nell’autunno del 1962, subito dopo il fallimento del suo matrimonio, la Plath portò a termine la sua opera più importante, Le poesie di Ariel, scritte in un flusso di energia incandescente, trenta in un mese; la prima versione uscì di getto, ma lei lavorò meticolosamente su ognuna in un secondo tempo.

Nessuno aveva visto queste poesie, ma la Plath sapeva – con assoluta certezza – di aver compiuto un salto di qualità.

Il 16 settembre 1962, nel pieno di quel mese straordinario, scriveva alla madre:

“Sono una scrittrice geniale, me lo sento. Sto scrivendo le poesie più belle di tutta la mia vita; mi renderanno famosa …”

L’11 febbraio 1963, a trent’anni, la Plath si tolse la vita.

Sylvia Plath

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