Il giardino dei Finzi Contini

“Ma sì, ma sì – esclamò – e nel senso che anch’io, come lei non disponevo di quel gusto istintivo delle cose che caratterizza la gente normale. Lo intuiva benissimo: per me, non meno che per lei, più del possesso delle cose contava la memoria di esse, la memoria di fronte alla quale ogni possesso, in sé, non può apparire che delusivo, banale, insufficiente.

Come mi capiva!  La mia ansia che il presente diventasse subito passato, perché potessi  amarlo e vagheggiarlo a mio agio, era anche sua, tale e quale.

Era il nostro vizio, questo: d’andare avanti con la testa voltata all’indietro. Non era così?

Era così – non potei fare a meno di riconoscere dentro me stesso -, era proprio così.

L’avevo abbracciata soltanto un’ora prima. E già, come sempre, tutto era tornato a essere irreale, favoloso: un evento da non crederci, o da averne paura.”

Da Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani – Einaudi 1962 – pag. 224

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