Amori paralleli

Jules et Jim

Leggo un articolo di Fiammetta Scharf su WellMe e mi sembra che contenga alcuni punti di riflessione giusti.

“Avere due relazioni, una ufficiale e una nascosta, due lavori, uno ufficiale e un hobby importante, migliaia di amici tra cui dividersi. Andare ad un concerto, poi ad un reading e infine a un aperitivo, tutto nella stessa serata.

Fare mille sport, frequentare gli ambienti più disparati e vari, avere perennemente qualcosa da fare. Essere con una persona e pensare a qualcun altro, fantasticare sull’uomo ideale – diverso da quello con cui stiamo, sognare l’amore segreto durante il sesso.

Jules et Jim

Sono tutti modi, di variabile grado morale, di rifuggire da un impegno che viene vissuto come totalizzante. La pratica della fuga parziale – o dell’impegno dalla percentuale mutevole (50%?, 60%?, 72,5%? 81,3%?) è diffusa in molti campi, ma trova la sua espressione più cospicua nelle relazioni.

È il modo frammentario e discontinuo di stare al mondo, che esige la dispersione e che obbliga alla fretta.

È come se si volesse tenere costantemente aperto un percorso alternativo, un piano di riserva, che ci permetta di evitare una scelta radicale e completa

Coloro che vivono in questo modo raccontano, prima di tutto a se stessi, di non essere convinti pienamente di ciò che stanno facendo ma di non potere, perché impossibilitati da misteriose forze interne quali il senso di colpa o la terribile bugia del non voler ferire gli altri, abbandonare una persona/storia/lavoro. Anche quando la non convincente relazione va avanti da dieci anni o quando la loro passione artistica, che tanto non potrà mai essere il sostentamento, sta iniziando a dare i propri frutti.


Vivere sempre a metà, avendo a disposizione una “seconda scelta”, è dannoso per noi stessi e per gli altri. Ci impedisce di fare esperienze forti, perché mantenere una seconda storia, quella di riserva, ci preserva dal confronto con le conseguenze delle nostre azioni.

Spesso, coloro che sono coinvolti in amori paralleli riferiscono di non poter fare una scelta, perché rinunciare a una delle due situazioni li priverebbe di qualcosa di importante. Ma coltivare due relazioni è già una scelta precisa ed è una dimostrazione della mancanza di amore, per se stessi e per gli altri.

Vuol dire decidere deliberatamente di non dare fiducia e una possibilità concreta a nessuno dei due partner, così da proteggersi da eventuali ferite. Molte volte, infatti, a spingere al duplice rapporto è la paura di restare da soli o di soffrire per amore.

In questo modo ci si lascia guidare dalla paura e si finisce per evitare di vivere l’unica esperienza in grado di scaldarci il cuore: l’amore. Che quando è vissuto con pienezza e senza timori può dar vita alle più grandi opere, può salvare esistenze in bilico e far ritornare alla luce ciò che era sepolto e privo di gioia.”

7 commenti

  1. Mah…è un bel pezzo, Lara, ma son d’accordo fino ad un certo punto. In realtà già la famiglia o la coppia son sovrastrutture che ci sono state imposte con l’andare di secoli impregnati di religione. Io sono di quelli che in gioventù hanno dato tutto per amore e non è mai andata bene, allora ho cambiato un pò strategia…ed è andata, sono riuscita a tenermi un compagno e ad avere un bambino. Secondo me a volte, in base a quello che vogliamo dalla vita o crediamo di volere) dobbiamo fare delle scelte anche di testa, non sempre di pancia. Un abbraccio

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  2. La paura di amare è un fatto, forse non tutti la provano, ma esiste.
    Sono d’accordo sulle sovrastrutture che ci sono imposte, soprattutto dalla chiesa cattolica.
    Credo sia un argomento complesso e ti ringrazio molto per la tua visita, graditissima.
    Ricambio l’abbraccio.

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  3. Conosci qualcuno in grado di fare solo una cosa? Se si ha probabilmente qualche deficit. In altre parole è nella natura dell’uomo esplorare la vita. Siamo stretti dentro l’esigenza della specie che ci chiede di riprodurci il più possibile per migliorare la razzA e la civiltà che impone le sue regole culturali. Barattiamo la nostra libertà vera per un po’ di stabilità e sicurezza. Ovvio che poi il povero Io va in crisi . Freud le ha chiamate nevrosi …

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