Arte e solitudine

… Molti artisti possono essere annoverati tra questi solitari, tormentati dalla loro incapacità di partecipare con continuità alle cose del mondo, schiavizzati da una forza che li vuole costantemente ‘altrove’.

Ognuno di essi (pensiamo a Petrarca, a Rilke, a Kafka, a Dostoevskij, alla Woolf o alla Youcernar) ha vissuto in maniera diversa la solitudine e in maniera diversa ne ha scritto, ma per tutti ciò che la solitudine rendeva possibile era uno stato di silenzio interiore in cui veniva sospeso il discorso dell’intelletto, il linguaggio auto affermativo dell’Io, in favore di un “lasciar essere” le cose, gli eventi, i ricordi.

Esistono cioè zone di non consapevolezza che si attivano quando il soggetto ritira le sue identificazioni e i suoi investimenti, quando lascia cadere nell’ombra, le parole dell’OVVIO, quando devia lo sguardo dalle immagini seduttive del mondano, in cerca di un nutrimento diverso.

(Vivere la distanza – Aldo Carotenuto – Studi Bompiani)

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